Poeti e ciarlatani

Ho letto sul web questa considerazione:” Gli italiani hanno completamente frainteso il significato della frase per governare ci vogliono i coglioni”. Una battuta di spirito, che rivela una realtà veramente poco edificante a qualsiasi livello di amministrazione pubblica e in tutta la Penisola.

Ricordate la famosissima scena del film in cui Totò vende la Fontana di Trevi? Alla domanda dell’ingenuo acquirente su quanto personale occorra per gestire la Fontana, Totò risponde che basta una sola persona: apre, chiude l’acqua e raccoglie i soldi buttati dai turisti. Noi tutti, da spettatori, abbiamo riso al vedere questa scena del film; ma oggi, come cittadini, abbiamo poco da stare allegri dinanzi alle geniali trovate di chi ci governa.

Per una forma di auto censura  non diciamo quello che veramente vorremmo dire o, se lo diciamo, andiamo alla ricerca delle parole non compromettenti. Chi mai oserebbe riferirsi  ai simpatizzanti di un partito definendoli  ‘gregge’. Nulla di più politicamente sconveniente, col rischio, per chi usasse questa parola, di una morte in effigie.  Eppure  questa parola, gregge, si trova nei Vangeli.

“Si suole dire che alla nostra società mancano le risposte. Si potrebbe azzardare l’ipotesi, un po’ paradossale, che, al contrario, le manchino le domande. E che le soluzioni a cui imbonitori di ogni specie cercano disperatamente di interessarla le appaiano insignificanti precisamente perché non rispondono a quesiti che essa si sia mai realmente posti.

Si potrà obiettare che la crisi delle certezze è innegabile. Effettivamente lo è. Ma la mancanza di certezza non è ancora una domanda. Può consistere – e di fatto frequentemente consiste – semplicemente in uno stato di confusione e di insicurezza che non solo non produce domande, ma ne impedisce la formulazione. (G. Savagnone, Convegno di  Monreale, 2.12.2007).

Alla poca dimestichezza con l’uso dei termini politicamente non corretti, si aggiunge quella di sparare a zero contro il mondo, con l’illusione di dire quello che si sente o si pensa. Gli antichi greci usavano il sostantivo “parresia” che “significa libertà di parola, o meglio franchezza di parola, quel dir la verità senza se e senza ma che caratterizza chi, come i filosofi cinici, non rispetta affatto le consuetudini e le convenienze sociali. La parresia è quindi lo stile estremo e dissacrante con cui i Cinici dicono la verità, con voluta e provocatoria sfrontatezza. Ma sempre e rigorosamente senza nulla tacere del vero e senza mai mischiare quella che ritengono essere la verità con elementi retorici, o persuasivi, o ambigui (Dizionario della Filosofia greca, 2012).

“Può il Componitore [chi parla o scrive] concepir per Vera una cosa, che sia in sé Vera, e rappresentarla fedelmente all’ Ascoltante; allora espone il Vero. Può ingannarsi, apprendendo per Vera una cosa, che non sia, e rappresentarla fedelmente quale ei l’ha appresa; allora espone veracemente, ma non il Vero. Può prefiggersi d’ingannar l’Uditore, formando una immagine di cosa, che voglia fargli parer Vera, e rappresentarla puntualmente, alla fantasia dell’Ascoltante; allora il suo rappresentare è fedele, quanto all’imprimer nell’ Uditore copia fedele della immagine artificiosamente conceputa, ma non quanto al conformarsi quella immagine alla Verità. Insomma, per dir tutto in una parola, è un trasportarla, ed un copiarla con fedeltà poetica, ma non con fedeltà morale” (G. G. Orsi,  1703).

Ed è quello che sta avvenendo nella vita politica: abbiamo dei poeti, che per rispetto la poesia,  è meglio chiamare  cantastorie o ciarlatani, non dei  governanti.

Virgilio Iandiorio

 

Poeti e ciarlataniultima modifica: 2018-08-12T19:56:29+02:00da manphry
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