16/08/2010
La Costiera Cilentana 2
L’itinerario turistico, vecchio di due secoli, teneva in conto le emergenze archeologiche della zona cilentana; il panorama che si presentava agli occhi del viaggiatore amante dell’antichità classica non era certamente come quello attuale. Il riferimento è ai siti di Paestum e di Elea (Velia).
Scriveva in proposito l’abate Domenico Romanelli nella sua Antica Topografia istorica del Regno di Napoli edita nel 1815:” E’ degno di tutta l’osservazione il gran cambiamento che in questa regione ha fatto l’aria in luoghi i più celebri una volta, e famosi. Oggi nel sito di Pesto, dove le rose fiorivano due volte l’anno, per le acque stagnanti si trova la morte. Tale è parimenti quello di Velia, dove Cicerone ed Orazio cercarono un soggiorno per l’aria la più pura, e perfetta, e tale finalmente è il sito di Metaponto, e di Eraclea città famosissime, che anche a’ Lucani appartennero”.
Il fiume Sele che sfocia poco distante da Paestum era famoso per una caratteristica che gli studiosi del tempo avevano individuato. Ecco la descrizione del Romanelli: “Questo fiume (Silarus) ha l’origine dal monte Paflagone, uno dei più alti gioghi dell’Appennino, che divideva una volta gli Irpini dai Lucani, siccome oggi divide il Principato citra dal Principato ultra, e di là scorre nel Tirreno coll’odierno corrotto nome di Sele… Tutti gli antichi attribuirono al Silaro la qualità pietrificante…Il barone Antonini [autore nel XVIII secolo di una opera intitolata I Discorsi della Lucania] volendo verificare la qualità pietrificante del Silaro vi immerse de’ legni in diverse volte, e sempre trovò, che vi si attaccava un certo limo duro e compatto che li faceva comparire di pietra, senza però cangiarne l’interna tessitura, onde par falso che i legni ritenevano l’antico colore, come affermò Strabone”. E questo viene ripetuto dall’Alfano nella sua Descrizione Topografica Istorica del Regno di Napoli: “Il Sele abbondantissimo d’acque, nascendo nelle vicinanze di Calabritto alle radici del Monte Paflagone uno de’ più alti gioghi degli Appennini, che ivi Caposele si appella, per sotto il ponte d’Eboli, va nel Mar Tirreno a scaricarsi, dopo aver raccolti per 40 miglia di corso girando, moltissimi altri fiumi, tra quali il Tanagro, o sia della Polla, oggi anche detto Negro, e quello d’Atena nel Vallo di Diano, il quale camminando molte miglia sotterra, sbocca nella Pertosa ai molini di Auletta; e tra le altre acque che nel detto fiume Negro si tuffano vi è quello di San Giovann’a fonte tra la Sala e Atena, dove una volta la Città di Casigliano vedeasi, oggi detta Marcelliana. Ha tre ponti principali di Oliveto, Contursi e Eboli; quest’ultimo fu opera degli antichi Romani, ed essendo stato distrutto nel 1500 per la guerra tra Spagnoli e Francesi, fu rifatto 60 anni dopo e indi magnificamente restaurato”. E annota anche che “Taluni fiumi raccolgono sorgive minerali, le quali hanno la proprietà di petrificare gli oggetti che incontrano lungo il corso, o che vi si tengono dentro per breve tempo”.
Di Paestum l’Alfano ci dà questa descrizione: “Città un tempo assai celebre dell’antica Lucania, oggi di questa provincia in piano, d’aria cattiva, mezzo miglio dal mare distante, e 27 da Salerno. Secondo Mazzocchi, sulla tavola si Eraclea, si vuole edificata da’ Doresi. Venuti i Sibariti in Pesto, la città si estese per tutto il piano di Spinazzo sino ad Agropoli, che era la Cittadella di Pesto. Coll’andare del tempo venne in potere de’ Lucani, e gli antichi abitatori si ritirarono nella loro antica città de’ Doresi, lasciando il resto in potere de’ Lucani., che vi stiedero sino all’anno 480 di Roma, in cui ne furono spogliati da’ Romani, e vi dedussero una Colonia, poi fu Municipio. Caduto l’Impero Romano, fu saccheggiata e distrutta da’ Saraceni verso la fine del IX secolo. Vi si osservano ancora gli avanzi delle mura, di due Tempj e di un Atrio Pubblico.
Veniamo ora al suo sito ed a’ suoi rari monumenti. Le ruine di questa famosa città si vedono tuttavia a sei miglia passato il Silaro, e per un miglio distanti dal mare. Le antiche mura, da cui è cinta ancora in gran parte, ci attestano chiaramente che il suo giro non più si estendeva, che per tre miglia. Noi perdoniamo al nostro Mazzocchi la grande estensione, che assegnò all’antica Pesto da lui situata tra Agropoli e Spinazzo, ingannato da false relazioni, senza che avesse avuto agio di verificarle…Or tra queste mura anche in parte esistenti quai magnifici edifici non fermano attonito il passeggiere dopo di averlo sorpreso? Consistono essi in tre nobili tempj o basiliche di ordine dorico composte di pietre enormi riquadrate ed adorne di spesse e robuste colonne, oltre gli avanzi di un anfiteatro, di un teatro e di molti sepolcri e di benintesi acquedotti.
(continua)
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La Costiera Cilentana
Dei luoghi di villeggiatura della Costa Cilentana, famosi e conosciuti nel mondo, i nostri villeggianti hanno modo di vedere ed apprezzare de visu, come si suol dire, le bellezze. Provate ad immaginare come potevano essere quei luoghi prima di diventare frequentatissime stazioni turistiche. In queste domeniche assolate e calde, fare un tuffo nel passato di questi paesi può essere rinfrescante ed anche salutare.
Due secoli fa Giuseppe Maria Alfano pubblicò una sorta di guida turistica del Regno di Napoli, intitolandola: Istorica Descrizione del Regno di Napoli ultimamente diviso in quindici provincie colla nuova mutazione di esse nello stato presente. Vi si osservano i siti, le origini e antichità secondo il senso della storia; le giurisdizioni chiesastiche e politiche di ciascun paese; la qualità dell’aria che vi si respira ; i prodotti che offrono e il numero preciso delle di loro popolazioni. Si fa menzione ancora de’ Monti, de’ Fiumi e Laghi primari, che bagnano un tal continente.
E vi aggiunge: nove carte topografiche, la prima di questo intiero Regno e le altre otto delle Provincie particolari di esso. Opera dell’incisore Giuseppe Maria Alfano. In Napoli dai Torchi di Raffaele Miranda (Vicoletto Gradini san Nicandro n. 25) 1823.
L’autore ci dice anche che questa è la seconda edizione riveduta e ampliata del precedente analogo libro che aveva riscosso molti favorevoli consensi quando venne pubblicato nel 1795.
Egli sottolinea nella Prefazione che la sua opera è una sorta, diremo oggi, di guida turistica, ma di quelle del Turing Club, meglio quelle con la copertina rossa: …ho creduto di dare con siffatto metodo il comodo a’ Viandanti di sfuggire la permanenza ne’ Luoghi, ove si respira l’aria malsana; a Forestieri e ad altri di rinvenire con facilità in qual Provincia sia ciascun Paese; ed a Curiosi di saperne il numero, le giurisdizioni, i prodotti, e gli Individui colla massima accuratezza e precisione.
Agropoli. Terra sopra un alto Monte bagnato dal Mar Tirreno, d’aria cattiva. Diocesi di Capaccio, 36 miglia da Salerno distante, feudo di San Felice. Era Sede Vescovile, e poi fu unita a quella di Capaccio con ritenere il Vescovo pro tempore il titolo di Agropolitano. Produce vettovaglie, frutti, vini, oli e ortaggi. Il mare dà abbondante pesca. Fa di popolazione 638.
Castello dell’Abbate. Terra sopra una Collina, d’aria mediocre, Diocesi della Trinità della Cava, un miglio e più dal Mare Tirreno distante, e circa 26 da Salerno. Il suo titolo di Marchesato è di Granito. Fu edificata nel XI Secolo da Contestabile Abbate della Trinità della Cava, e perciò porta tal nome. Produce vettovaglie, frutti, vini generosi chiamate vernacce di gran stima, oli eccellenti e bambagia. Fa di popolazione 1806. Poco distante vi è una piccola Isola detta Leucosia, situata nel Golfo di Salerno due tiri di schioppo lontano dal Continente: gira un mezzo miglio, è tutta scogliosa, che forma da un lato orientale una punta, la quale si dice il Capo della Licosa, ove si vuole che abitassero le Sirene, e che Ulisse per qua passando, si facesse ligare all’albero della Nave da’ suoi, a quali egli già colla cera turati aveagli gli orecchi, acciò non sentissero il pericoloso canto di quelle.
Ascea. Terra sopra una Collina, d’aria temperata, Diocesi di Capaccio, un miglio dal Mar Tirreno distante, e 50 da Salerno. Il suo titolo di Baronia è di Maresca. Si vuole nata dalle rovine dell’antiva Velia. Produce vettovaglie, frutti, buoni vini, e oli eccellenti. Il mare dà abbondante pesca. Fa di popolazione 1009
Cammarota. Terra sopra una Collina, d’aria buona, Diocesi di Policastro, 2 miglia distante dal Mar Tirreno, e 82 da Salerno. Il suo titolo di Marchesato è di Marchese. Produce frutti, vini, oli, castagne e ghiande. Fa di popolazione 2670.
(continua)
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14/08/2007
Visita in Polonia 3 (the end)
Lokalny historykW barze w Niwkach jednego wieczoru zauważyłem pewne ożywienie, było tam więcej ludzi niż zwykle. Był to wieczór promocji książki miejscowego pisarza, który interesuje się lokalną historią i środowiskiem.
W książce pt. Legendy o Niwkach, autor, zwinny i szczupły pięćdziesięciol atek opisuje fakty historyczne, które miały miejsce w wiosce i cudownych otaczających ją lasach.
W ten sposób pomiędzy kuflem piwa a małymi smacznymi słodkimi ciastkami z dżemem myślałem o przeszłości, kiedy to okolice tych terenów były pełne elfów, krasnali a gościnne chaty w lasach stały otworem (niektóre z nich można podziwiać w Muzeum Wsi Opolskiej; jest to wioska, która rekonstruuje życie w Polsce z trzech ostatnich wieków).
Przyjęcie weselneNiwki to polska wieś na Opolszczyźnie, która przypomina nasze wioski i miasta. Życie tętni małych domkach. Wesela są tu obchodzone hucznie. Państwo młodzi zawarli małżeństwo w kościele w sobotnie popołudnie a potem razem z gośćmi świętowali na weselu. Rodzina i przyjaciele razem z młodą parą (bardzo młodą) siedzieli spokojnie przy stole. Nawet tu młodzi są ubrani elegancko ale nie z przepychem. Sala jest udekorowana girlandami i balonikami. Wtedy zaczynają się tańce. Koleżanka Basia, nauczycielka języka niemieckiego, pyta czy możemy się przyłączyć do tańca. Normalnie czekałbyś na jakiś lokalny repertuar muzyczny, zamiast tego ona zaczyna tańczyć w rytm piosenki "Ricchi e Poveri" Toto Cotugno.
MiastaOdwiedziłem trzy miasta tego regionu, które są wspaniałe po względem architektury. Miasta te były budowane na niższych poziomach, a ponieważ musiały stawić czoło nieprzyjacielskim atakom były otoczone rowami i nasypami.
Brzeg ma w zamku dobrze utrzymane miejskie Muzeum Śląska. W samym centrum odbywa się swego rodzaju festyn ze średniowieczną procesją. Ratusz wspaniale się prezentuje. Jest to budynek (tak jak w innych miastach w centrum, wyróżniający się swoją architekturą i wieżą), w którego oknach znajduje się geranium w kolorowych donicach. Człowiek od pierwszego wejrzenia ma wrażenie ładu, staranności, pracowitości. Kościół Świętego Krzyża jest bardzo piękny w środku, i co charakterystyczne, ma wykończoną specyficznie nawę. Kościół Świętego Jakuba w Nysie ma w pobliżu także dzwonnicę, która zdaje się być przeciwieństwem stylu gotyckiego. Ale w tym mieście najpiękniejsze zdają się być się budynki, które tak długo służyły biskupom tj.: pałac biskupi, klasztor elżbietanek, kolegium jezuickie, seminarium. Bardzo piękny jest także rynek.
Opole jest to miasto, które zachowało średniowieczne i renesansowe formy w postaci budynków i kościołów, ale są także budynki futurystyczne jak gmach uniwersytetu (połączenie antyku z nowymi czasami) i znajdująca się na peryferiach miastach elektrownia.
WspomnieniaZaproszenie na obiad do domu Marzeny, nauczycielki języka niemieckiego w Gimnazjum nr2, jest dobrą okazja do spędzenia czasu z polską rodziną: poznania jej męża i dzieci i skosztowania domowych potraw . Podano dwie surówki - jedna z kapusty, marchwi i cebuli majonezem, a druga z buraków, cebuli, octu, soli, cukru. Potem pojawił się pieczony indyk oraz ziemniaki z koperkiem i sosem. A na deser tort.Kuchnia polska słynie również z pierogów czyli czegoś w rodzaju ravioli z białym serem i skwarkami, albo kaszanki - to coś w rodzaju kiełbasy zrobionej z kaszy i krwi. Dla mnie to potrawy egzotyczne, ale smaczne.
Rodzina Marzeny jest typową polską rodziną. Jej mąż Krzysiek i dwójka dzieci: Arek i Milena, która jest bardzo miłym dzieckiem. Krzysztof pokazuje mi dokumenty, prywatne listy i świadectwa dotyczące jego dziadka, który podczas drugiej Wojny Światowej był we Włoszech. Z karty z datą 1947 wynika, że w Rimini. Dwa lata po wojnie niemieccy żołnierze pozostawali uwięzieni we Włoszech. O ile dobrze odczytuję wskazówkę, to znaczy że dziadek mojego gospodarza był w Cancello, czyli w Campania (ponieważ Cancello jest miastem w prowincji Caserta). Potem powiedziałem mu o moim ojcu, który dwa lata po zawieszeniu broni w 1943 zastał uwięziony w niemieckim obozie pracy.
Jak dziwne jest życie. Dziadek Krzyśka, Polak był więziony w Rimini, mój ojciec natomiast Włoch w Niemczech. Chciałbym więcej o tym wiedzieć, ale nie było ku temu okazji. Wolałem posłuchać Mileny, dziecka o niebieskich oczach, które pokazywało nam swoje lalki i mówiło o rzeczach ważnych dla dziecka.
Tłumaczenie: Malwina Cichoń - nauczycielka języka angielskiego w Publicznym Gimnazjum nr2 w Strzelcach Opolskich. Na podstawie artykułu Virgilio Iandiorio ( w „CORRIERE").
07:52 Scritto da: manphry in periegesi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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