23/01/2008
Nicola De Dominicis
Non avrei mai immaginato che da un estemporaneo interesse per la lettera di un medico di Ariano Irpino (Avellino) vissuto nel secolo XIX potesse venir fuori una serie di personaggi meridionali, medici naturalmente, che hanno avuto un ruolo rilevante nella storia della medicina italiana. E così, dopo il “dott. Melchiorre Imbimbo della città di Ariano” e il dott. Luca Araneo di Pescopagano (Potenza, ma in diocesi di Conza della Campania)), decisi oppositori della medicina omeopatica, un altro illustre medico dell' Irpinia diede lustro alla scienza medica del Mezzogiorno, il dott. Nicola De Dominicis, che si dedicò alla cura del diabete.
Nicola De Dominicis nacque a Torre Le Nocelle (Avellino) e il comune irpino gli ha intitolato una strada non per i suoi meriti di illustre medico, ma perché sindaco del paese nel periodo post-unitario.
L'atto di nascita:"L’anno milleottocento quaranta cinque il dì tredici del mese di gennaio alle ore sedici avanti di noi Cesare rotondi Sindaco ed ufficiale dello stato civile del comune di Torre le Nocelle distretto di Avellino provincia di Principato Ultra è comparso don Giovanni de Dominicis di anni quarantadue di professione dottor fisico domiciliato in questo comune quale ci ha presentato un bambino. Secondoché abbiamo ocularmente riconosciuto, ed ha dichiarato che lo stesso è nato da lui dichiarante e da donna Maria Grazia Titomanlio sua legittima moglie nel giorno tredici del mese di gennaio anno sudetto alle ore tredici nella casa propria. L’istesso ha inoltre dichiarato di dare al neonato il nome di Nicolangelo Lucido Anacleto. La presentazione e dichiarazione anzidetta si è fatta alla presenza di don Giuseppe dello Jacono di anni quarantotto di professione proprietario, regnicolo, domiciliato in questo comune e di don Flaviano Selvitella di anni trentatre di professione ascrivente regnicolo domiciliato ivi, testimoni intervenuti al presente atto, e da esso signor de Dominicis prodotti. Il presente atto, che abbiamo formato all’uopo è stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed indi, nel giorno, mese ed anno come sopra, firmato da noi, dal dichiarante e testimoni".
Nello stesso giorno della nascita al bimbo viene amministrato anche il battesimo.
Il diabete
Le persone anziane, che hanno poca dimestichezza con il linguaggio medico degli specialisti, a proposito del diabete dicono, con una perifrasi, che gli ammalati hanno lo zucchero nel sangue. Questa constatazione l’avevano fatta gli antichi popoli orientali. E che lo zucchero, quello di canna, provenisse dall’Oriente lo affermava Plinio il Vecchio (Storia Naturale, XII, 17).
Se questo male era conosciuto sin dall'antichità, i progressi della scienza medica per curarlo sono recenti.
Sta di fatto che ben 27 teorie (a partire da Galeno!) sull'origine del diabete sono immaginate nei capitoli che, sui grandi trattati di medicina, sono dedicati al diabete dai più noti autori. Tutti, in perfetta buona fede, consigliano - di conseguenza - le più svariate terapie personali. Prima fra tutte, ovviamente, la dieta che - dopo la scoperta della glicosuria - bandisce lo zucchero.
Vera dieta da fame, anche se definita grassa o ricca di carne è quella di Arnaldo Cantani (1837-1893) che, a Napoli, pare fosse solito chiudere a chiave i poveri glicosurici, perché non avessero occasione di trasgredire le regole.
Accanto alla dieta, una impressionante congerie di rimedi empirici, tratti dalla farmacopea chimica. Li provano tutti: dall'oppio, dall'acido lattico, dall'aspirina e dal fosforo, alla glicerina, all'acido borico, all'acido salicilico, al permanganato e al bromuro di potassio, alla magnesia. E ancora: creosoto, codeina, rabarbaro, ammoniaca.
Si disputa nella seconda metà dell’800, fra i fisiologi, se sia possibile asportare totalmente il pancreas nel cane con sopravvivenza dell'animale.
Minkowski (1858-1931) conduce a termine l'intervento e il cane sopravvive. Minkowski attribuisce al pancreas "una particolare, finora sconosciuta funzione sul ricambio glicidico". L'esperimento è ripetuto in altri cani e i risultati confermano il caso ragionato dell'osservazione iniziale. L'idea però di un diabete di origine puramente pancreatica, e in particolare di un "pancreas che versi nel sangue sostanze necessarie agli atti dell'organismo ", incontrerà per molti anni accaniti oppositori nella comunità scientifica. Minkowski stesso, fino al 1895, non trova spiegazioni convincenti per il suo diabete da asportazione del pancreas.
Ma la prima esportazione sperimentale del pancreas fu effettuata a Torino, nel 1888, da Giovanni Martinotti (1857-1928) di Villanova Monferrato, fratello del più noto Federico Martinotti, inventore di un metodo industriale per la fermentazione dello spumante in grandi tini.
Sempre in quegli anni, anche Nicola De Dominicis, a Napoli, aveva condotto a termine pancreasectomie (verosimilmente parziali) riscontrando saltuariamente glicosuria, attribuita però a disturbi intestinali gravissimi. Nel 1884 esce a Napoli Il monitore terapeutico, di cui è direttore il medico di Torre le Nocelle. Il periodico contiene centinaia di ricette e rimedi contro asma, alopecia, idrofobia, tenia, tarantismo, avvelenamenti ecc.; non sono trascurati nemmeno i rimedi empirici, come per estirpare i porri (metterli a macerare tra fette di limone) o per eliminare la dipendenza da morfina (pillole di belladonna e chinino). Nicola De Dominicis non morì nel suo paese natale, ma molto probabilmente a Napoli. Nel registro anagrafico del comune di Torre le Nocelle non si trova l’atto di morte, ma solo una annotazione con la data 1922, mentre la fonte qui utilizzata per la storia del diabete indica come data della sua morte il 1928.
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25/11/2007
Un medico contro l'omeopatia
Fra tutte le medicine cosiddette "alternative" l'omeopatia è sicuramente fra quelle che nel mondo occidentale hanno riscosso il maggior successo.
Fondatore di questa disciplina è il tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) il quale, sperimentando soprattutto su sé stesso le proprietà della corteccia di china e di altre sostanze quali arsenico, digitale e mercurio, si convinse della validità dell'ormai noto principio: similia similibus curantur (il simile cura il simile).
Il dottor Melchionne Imbimbo della città di Ariano Irpino (Avellino) pubblicò nel 1824 una “lettera aperta” per confutare le teorie del dottor Samuele Hahnemann sull’omeopatia.
La lettera, datata Ariano 30 agosto 1824, inizia con una dotta disquisizione in cui si citano autori contemporanei e del passato, ma con un pizzico di ironia: “Un pocolin di sana critica ha destato in me l’umore di ripassar il sajo allo Scrittore Alemanno (S. Hahnemann) sol perché la mente de’ giovani anzidetti (gli studenti di medicina) non resti macchiata dall’empirismo, che questo novello
Riformatore della moderna medicina intende stabilire”. E se la prende anche con il traduttore italiano della principale opera del medico tedesco l’ Organo “tradotto dal Signor Quaranta tra mille contraddizioni, insufficienze ed idee diserte, che in un paragrafo sono ammesse ed in un altro ripudiate, ha voluto divenire Autore di un sistema, che con uno spirito di novità può far cadere i giovani poco addestrati nella carriera medica in uno scompiglio di idee”.
Ad un certo punto del suo discorso il dottore Imbimbo riferisce un fatto accaduto realmente ad un abitante di Bonito (Avellino), per dimostrare come guarigioni dovute al caso non abbiano nulla a che vedere con l’omeopatia. “Amerei –sottolinea il medico arianese- che non si confondessero le cure anzidette con quelle che l’azzardo, ed alcune combinazioni a noi del tutto ignote li fanno avere un esito fortunato: Eccone un esempio in una cura, della quale diedi conto al mio rispettabile maestro Signor Don Pasquale Cattolica. nella fine di novembre 1818, Pasquale Flumeri di Bonito di questo Distretto (Ariano) riportò un colpo di baionetta nell’addome. Egli restò gravemente ferito nell’omento, ed intestino tenue, e dopo sei giorni mi riuscì portar a termine la cura di prima intenzione. L’infermo circa quindici giorni prima della riportata ferita si era liberato di una febbre quotidiana. Fu sorprendente l’osservare, che la detta febbre si suscitò di bel nuovo pochi minuti dopo che ebbe riportata la ferita, persistendo il medesimo tipo durante i detti sei giorni. Per un criminoso incidente nel mentre che la febbre era nel suo aumento gli fu propinato qualche granello di sopra-cloruro di mercurio in un bicchiere con lo sciroppo di papavero: tutto non lo inghiottì, perché subito avendone risentito i potenziali effetti nella lingua, e sullo stomaco, si astenne di bevere il restante. Per fortuna mi trovai presente alla tragica scena del tentato avvelenamento, ed accortomi, che era il mercurio sublimato corrosivo lo liberai all’istante col bianco d’uovo, antidoto, che si prescrive dal ridetto Signor Orfica nella pagina 110 della sua Tossicologia generale, per cui tutto il triste apparato si sciolse dopo qualche minuto con un grato calore universale che sopraggiunse, e la detta febbre nel suo aumento cessò di botto senza mai più presentarsi. Questa osservazione farebbe molto per Hahnemann e suoi proseliti; in quanto a me la reputo per quel che vale, e non oserei mai appellarmi a tale esperienza per cimentare la vita degli uomini anche con dosi refrattissime del sopra-cloruro di mercurio ammezzo all’orgasmo generale”.La conclusione della Lettera del dottor Melchiorre Imbimbo è naturalmente scontata: “Io fedele osservatore di tali suoi precetti (del prof. Antonio Sementini della scuola medica napoletana) dal mio canto impiegherò tutto perché sia rispettata la filosofia medica ippocratica, e perché l’empirismo non ponga radici nel nostro suolo beato”.
20:25 Scritto da: manphry in medicina | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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