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<title>europa-mente</title>
<description>Divagazioni sulle letterature europee, sulla storia e sul folklore dei vari paesi.</description>
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<title>Polonia, paese dove si può ancora sognare.</title>
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<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>letteratura italiana</category>
<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 19:56:00 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Valentino De Bernardis&lt;/strong&gt;, &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Cracovia, il sogno dopo&lt;/em&gt;, AeB editrice, Acireale-Roma 2011.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman; font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman; font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff0000;&quot;&gt;I sogni&lt;/span&gt; possono avere un tempo? Può esistere per i sogni un passato un presente e un futuro? Il libro di Valentino De Bernardis già nel titolo stabilisce una dimensione temporale al suo sogno; &quot;il sogno dopo&quot; presuppone una successione temporale,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;come quando diciamo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&quot;il giorno dopo&quot; o &quot;l'anno dopo&quot; o &quot;un'ora dopo&quot;. I sogni, però, non ubbidiscono ad una sequenza logica; un sogno non finisce dove ne inizia un altro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman; font-size: small;&quot;&gt;Grazie al programma Erasmus tre studenti universitari, due italiani, Leonardo e Antonio, uno spagnolo, Santiago, hanno incontrato &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;in Polonia &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;loro colleghi polacchi,Darek, Andrea, Anja, Barbara, Zofia, Julia, Marta, Veronika. Evento fortuito e del tutto involontario, da cui è scaturita sincera amicizia. Gli anni dell'università sono per gli studenti anni formativi non solo dal punto di vista culturale e professionale; essi, infatti, segnano la crescita umana e affettiva delle persone. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #c00000;&quot;&gt;Amorevole nazione&lt;/span&gt;. In Polonia era giunto la prima volta, pochi anni prima, da studente universitario; adesso Leonardo lasciava l'Italia, dove aveva un lavoro anche se non a tempo indeterminato, e ritornava in Polonia per trascorrervi qualche giorno, per una sorta di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;consuetudine:&lt;/em&gt; &quot;Una maniera inconsapevole per sfuggire alla realtà di un'esistenza altrimenti vuota&quot; (p.7).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Leonardo, il protagonista della storia, è innamorato della Polonia. &quot;Quello che era nato come un interesse marginale per una terra lontana, fino a un decennio fa neppure considerata Europa, era andato sbocciando come un amore intenso, quasi morboso&quot; (p.8). E nella sua esperienza giovanile diventa &quot;La Polonia come meta interlocutoria di un sentiero insidioso. Un angolo di mondo dove realizzarmi, dove si punta sui giovani e non sui vecchi. Ambiente culturale vivo, estraneo ai salamelecchi della penisola [Italia], sovvenzionato quando c'è bisogno da giusti pesi e giusti incentivi&quot; (p. 99). &quot;La Polonia ha una forza di attrazione fuori dal mondo scientifico per chi l'ha vissuta per un periodo di tempo medio-lungo&quot; (p.157).&quot;La Polonia sembra cambiare in meglio tutte le persone, chi da giovane è una bella compagnia, da adulto diventa una bella persona&quot;(p.165)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #c00000;&quot;&gt;Città fascinosa&lt;/span&gt;. Una città in particolare&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;suscita le affettuose simpatie di Leonardo. Egli, infatti, è innamorato di Cracovia come &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;di una donna. E Barbara, che sta trascorrendo con Leonardo dei momenti intensi di un rapporto affettivo bello e insidioso perché incerto del futuro, gli chiede :&quot; Ma tu hai in programma di venire qui per me o per la città?&quot; (p.123). &quot;Cracovia è un caleidoscopio naturale di sogni multidimensionali. Unica città al mondo con lo sguardo a occidente, la testa a oriente e il cuore bianco e rosso. Dietro ogni angolo, vicolo, oggetto inanimato, abitante giovane e anziano, è concentrata la bellezza e la cattiveria delle capacità umane&quot; (p.49) E Leonardo può candidamente affermare :&quot;Posso camminare a occhi chiusi senza paura di cadere, o inciampare, su un marciapiede rovinato. Sebbene conosca palmo a palmo intere zone, l'invisibile magia cittadina avvolge la ragione, e regala lo sguardo di chi la visita per la prima volta. C'è sempre un aspetto nuovo capace di emergere tra le sfumature del momento&quot;. (p.49)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&quot;Cracovia è speciale&quot; dice Barbara, &quot;Cracovia è la sporgenza amica su una parete liscia&quot; commenta tra sé Leonardo (p.97), &quot;Il respiro culturale di Cracovia non lo avrei potuto ritrovare in nessuna altra parte della Polonia. L'invasione di tendenze consumistiche trascinate all'eccesso lascia visibili poche oasi di benessere da non poter abbandonare in nessun caso. Io la mia l'avevo trovata lungo il basso corso del Vistula&quot; (p.125) Per questo, la non partecipazione alla festa dei Wianki, faceva sentire Leonardo &quot;Orfano della festa più tradizionale della mia città&quot; (p.129); oppure, quando cammina per le strade con l'amico, dice senza retorica: &quot;Lo seguo nella &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;mia&lt;/em&gt; città&quot; (p.53).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Una città &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;mia&lt;/em&gt; , Cracovia, da amare nella sua interezza. E in questa città Leonardo è corrisposto nei suoi desideri giovanili di amore, perché i rapporti interpersonali tra uomo e donna sono molto diversi che in Italia: &quot;Per le polacche l'emancipazione femminile si vede pure nelle piccole cose&quot; (p.160). Già in passato scrittori italiani avevano dimostrato molta attenzione al mondo femminile polacco, notandone le positive qualità.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Delle donne di Polonia, ad esempio, così scriveva Leonardo Cacciatore nel suo &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Nuovo Atlante istorico&lt;/em&gt;, Firenze 1836 vol. 3, &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;traducendo da M. Malte-Brun:&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&quot; La bellezza delle donne le ha rese celebri nel settentrione: esse superano quelle della Russia per la nobiltà delle forme e quelle della Germania per le tinte. Hanno la persona svelta, il piede piccolo e gentile e vaghe forme; adoperano piacevoli ed animate maniere, e molte ve ne hanno che manifestarono uno spirito fermo e bellicoso al pari degli uomini&quot;. Una continuità con il passato che non si interrompe, oggi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #c00000;&quot;&gt;Cracovia familiare&lt;/span&gt;. Seguiamo Leonardo e i suoi amici per le vie di Cracovia, così come sanno fare gli studenti universitari alla ricerca di locali che lo spirito giovanile sa scoprire.&quot;Ulica Florianska è invasa dalla primaverile inondazione di persone&quot; (p.50) &quot;Il rynek è un trionfo di suoni e rumori. Artisti di strada si accavallano alle sculture umane&quot; (p.52) &quot;Per chi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;ha vissuto a Cracovia il negozio Empik del rynek è il punto di ritrovo per eccellenza. Un luogo di raccolta dove darsi appuntamento. In caso di ritardi l'attesa è piacevolmente sommersa dalla lettura gratuita di giornali e riviste&quot; (p. 54) &quot;Giriamo l'angolo di ulica Sienna&quot; (p.55) &quot;Scendiamo da ulica Grocka verso il quartiere ebraico&quot; (p.61) &quot;Arriviamo davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Le statue a grandezza naturale dei dodici apostoli benedicono dall'alto chi si affolla ai cancelli&quot; (p.61) &quot;Seguo a memoria il percorso tra ulica Bożego Ciala e ulica Miodowa per sbucare in Plac Nowy&quot; (p.62) Vengono inoltre notati tutti i cambiamenti apportati agli edifici e ai negozi: &quot;In un anno, nel quartiere ebraico, hanno aperto una quantità incredibile di locali e ostelli tra cui ho difficoltà a orientarmi. Prima tappa per me obbligatoria l'Alchemia, forse il miglior locale della città. Neppure un posto a sedere, sia dentro che fuori. Turisti su turisti su turisti su turisti.(p.63) &quot;Arriviamo al Mleczarnia...i tavoli del Mleczarnia sono ugualmente occupati. Il giardino esterno rimane serrato. Lavori di ristrutturazione protratti oltre il limite&quot; (p.63) &quot;Andiamo a Kolanko&quot; (p.63) &quot;In sequenza random sarei dovuto passare al Nowa Prowincja per la cioccolata calda, all'Alchemia per i dolci e per il cappuccino&quot; (p.64) &quot;Dopo esserci salutati siamo andati a bere al Pauza, nulla di speciale.(p.66) &quot;Arriviamo fino a oltre la metà di ulica Mielesa prima di trovare dei posti a sedere all'aperto...Ero passato migliaia di volte davanti al Magiel&quot;(p.67)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #c00000;&quot;&gt;Amicizia e amore&lt;/span&gt;. Alla maniera di un moderno Odisseo l'avventura polacca di Leonardo è scandita nei giorni e, in molti casi, nelle ore della giornata. Le prime sei giornate preludono al dramma che si consumerà tra il settimo e il diciannovesimo giorno. Sono i giorni dell'amore tra Leonardo e Barbara. Amici da lungo tempo, ma Barbara, polacca, è la fidanzata di Antonio, italiano. Tutti e tre legati da amicizia sincera. Quando l'amicizia è stata ormai rotta, Leonardo confessa: &quot;Antonio era stato mio amico è vero, e se dipendesse da me lo sarebbe tutt'ora. Ci tenevo a mantenerla viva, la nostra amicizia, ma la possibilità di poterci vedere e sentire una volta ogni due anni, o anche meno, aveva raffreddato i rapporti. Non eravamo estranei perché avevamo condiviso un periodo lungo delle nostre esistenze, assieme all'avventura di essere giovani e pieni di vita in un paese straniero, senza la minima idea del domani&quot; (p. 150). Tutto si è verificato in pochissimo tempo, quando ci si abbandona ai sensi, come all'ebbrezza di un volo: &quot;Io ho dovuto solamente lasciarmi andare alla passione di un'attrazione fisica rinnegata da sempre, perché ingabbiata dalla ragione di vederla, e rapportarmi a lei, come un'amica, perché fidanzata&quot; (p.150)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;A fronte di tutta la libertà che un giovane può immaginare di avere nelle sue azioni, nelle sue relazioni, nei suoi atteggiamenti, dalla storia di Leonardo, Barbara e Antonio viene fuori un dato importante: l'amicizia è prima di qualsiasi esigenza personale, di qualsiasi appagamento di istinti, nobili o meno che essi siano. Leonardo ha creduto di costruire un' unione duratura sulle ceneri di una amicizia infranta. Ed ha sbagliato irreparabilmente. E ne risente anche il suo rapporto con la città tanto amata:&quot;Cracovia come qualsiasi parte del mondo. Tutta la magia incarnata nei nomi delle strade, nello scorrere lento di chi si incontra per strada, nelle vetture parcheggiate di sguincio viene improvvisamente a morire&quot; (p.151). Egli aveva rotto una coppia indissolubile (non per niente li chiamavano BarbarAntonio) &quot;Unica unione imperterrita più forte dell'erasmus&quot; (p.45).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Ania l'amica polacca, che incontra Leonardo nel suo infruttuoso ritorno in Polonia alla ricerca di un affetto perduto, quello di Barbara, gli fa capire &quot;quanto profondo fosse il legame con la cultura polacca. Un semplice stare bene in mezzo alla gente, vacillato due volte a causa di amori corrisposti a metà. La Polonia andava oltre tutto. In ogni angolo di strada si può respirare l'odore della storia dell'uomo&quot; (p.165)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Con Darek il legame &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;è molto saldo &quot;L'intimità della nostra amicizia non potrà mai scomparire, e a essa è legata l'altissimo significato dei suoi consigli e dei suoi giudizi&quot;(p.178). E quando l'amico gli chiede &quot; Ma te una storia con una ragazza italiana non riesci proprio ad averla? - ride per dare senso a una domanda- non domanda&quot;(p.176), Leonardo coglie la questione principale della sua esistenza, una personalissima contraddizione interna: &quot;Un blocco linguistico al contrario? No, perché con Barbara si parlava principalmente in italiano. Un eccesso di esotismo e di esterofilia, accompagnato dalla fame di conoscenza degli angoli più reconditi di una cultura differente dalla mia? Dividere i sogni e la volontà di costruire qualcosa assieme con persone che da piccolissimo immaginavo essere lontanissime, e forse con un solo occhio o tre mani? Oppure semplicemente riesco a entrare in sintonia con le polacche per la loro fame di vita. Ognuna con una cura parzialmente non elaborata nel vestire, semplici, ma con un carico di aspettative e di speranze senza uguali nell'Europa occidentale?&quot; (p. 177)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Ed è proprio questo carico di aspettative e di speranze che rende particolari e singolari le donne della Polonia. La speranza, infatti, è&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;legata all’amore per la vita. Noi speriamo finché &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;abbiamo respiro vitale. E quando viene distrutta la speranza nella vita, quello che resta è la violenza e la morte.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Alla fine, a distanza di più di un anno da quei momenti bellissimi e terribili, Leonardo valuta compostamente la sua storia con Barbara:&quot;Dopo quattrocento venti giorni non è troppo tardi per capire quanto sia giusto che lei rimanga con lui, perché Antonio la ama imprescindibilmente molto più di quanto io possa mai amarla&quot;. (p.183)&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #c00000;&quot;&gt;Parole leggere&lt;/span&gt;. La prosa di De Bernardis riproduce l'atteggiamento &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;di un giovane che vive in un ambiente linguistico e culturale diverso da quello di origine, nel nostro caso la mentalità, la cultura e la lingua di uno studente italiano. Le parole polacche nel testo richiamano un linguaggio molto familiare e tipico di chi vuole dimostrare di possedere un vocabolario di sussistenza: Cześć (p.11) per dire ciao; ratusz (p.13) per il palazzo del municipio; il rynek (p.52) il mercato; le zapiekanka (p.63) panino con pomodoro, prosciutto ecc.; la szarlotka (p.64) torta di mele; le kremowke (p.141) una millefoglie; i &quot;pierogi&quot; (p.176) pasta ripiena con vegetali o carne; la parapatowka (p.92) festa per l'inaugurazione della casa;oppure il rispondere al telefono &quot;Tak słucham&quot; (p.133), &quot; słucham&quot;; &quot;tak&quot; (p.168) l'affermazione sì; il kantor (p.158) l'ufficio del cambio. L'abbondanza di modi di dire, di espressioni quasi sapienziali&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;riesce efficace nel riprodurre un linguaggio tipico del mondo giovanile che ha voglia di dimostrare una esperienza di vita già conquistata. Qualche esempio: &quot;Impaziente nel midollo. Ultimi minuti di lucidità prima di soffocare nell'alcol i dispiaceri e le delusioni di un intero anno. Bere per vomitare. Piegato in due l'intera nottata. Illudermi di poter troncare definitivamente con tutte le preoccupazioni del lavoro scese dall'aereo con me&quot; (p.24). &quot;Il coraggio lo lascio volentieri a chi non ha pensieri nella testa. A chi riesce a vivere sereno con i soldi di famiglia, oppure con mille euro al mese. Io sono solo un numero, e i numeri non hanno il coraggio di scelte folli, sono solo quello che rappresentano. Le difficoltà, più dell'adolescenza persa, mi hanno ridotto a pensare come un ingranaggio del sistema&quot; (p.58).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Che dire poi di serie di nomi inizianti con la stessa lettera, una sorta di climax: &quot;Inesorabile. Incantevole. Intransigente. Inesatta. Instabile&quot; (p.93) &quot;Controproducente. Controsenso. Contromano. Controcorrente. Controvento. Contro&quot; (p.116) e ancora con la lettera &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;i&lt;/em&gt;: &quot;Indecifrabile. Inconcludente. Intollerabile. Irrazionale (p.182).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;La scrittura che riproduce la conversazione nell'era dell'informatica è la trascrizione di colloqui via Skype. Ben quattro capitoli sono la &quot;trascrizione&quot; di una conversazione on Skype: l'ora precisa in cui viene battuto il tasto per comporre il messaggio, le frasi ridotte al minimo, con tanti segni di interpunzione, punti virgole punti esclamativi interrogativi, a indicare lo stato d'animo con cui si accompagna la parola scritta. E' una scrittura che esce dai canoni tradizionali, ma è la scrittura della nostra comunicazione. Anticipatrice di nuove forme di scrittura; nuovi modi di comporre romanzi, di scrivere storie. Gianni Rodari (1920-1980) pubblicò nel 1962 per i bambini le &quot;Favole al telefono&quot;, oggi le nostre storie sono scritte on line, on Skype.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Virgilio Iandiorio&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Sbariare</title>
<link>http://europa-mente.myblog.it/archive/2011/11/27/sbariare.html</link>
<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>storia locale</category>
<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 15:35:02 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Mi ritorna in mente una simpatica boutade di Renzo Arbore, che in uno spettacolo televisivo di molto tempo fa, alla sua maniera, improvvisò questa simpatica etimologia del verbo napoletano &quot;sbariare&quot;: andare di bar in bar, cioè passare da un bar all'altro. In effetti&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&quot;sbariare&quot;, nel&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;dialetto campano in genere, sta a significare distrarsi da un impegno, da un'attività, distogliere &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;da qualcosa. Bisogna anche aggiungere che &quot;sbariare co a capo&quot; vuol dire farneticare, dire cose a sproposito o a vanvera.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Il collegamento, metaforicamente parlando,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;del verbo &quot;sbariare&quot; con il bar, non è poi tanto azzardato. Si pensi un poco alla vita quotidiana nei nostri paesi: andare al bar (o come si diceva una volta, al caffè) è un modo per sottrarsi, anche momentaneamente, alla routine dello stare in casa. Per molte persone è quasi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;un bisogno a cui non ci si può sottrarre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;E' accaduto che il mese di luglio scorso un bar del mio paese, in provincia di Avellino, chiuse i battenti. Nulla di strano: gli esercizi commerciali&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;come possono&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;avviare l'attività, possono anche farla cessare. Ma per i clienti abituali è stato un &quot;dramma&quot;; non avevano più il luogo dove&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;potersi incontrare e &quot;sbariare&quot;.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Se poi vogliamo scomodare l'antropologia, si può dire con Marc Augé che &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;il bar del paese è un &quot;luogo&quot;; esso, infatti, è &quot;identitario, relazionale e storico&quot;. E così il filosofo francese precisa il senso dell'ultimo dei tre aggettivi da lui indicati: &quot;Storico, il luogo lo è necessariamente dal momento in cui, coniugando identità e relazione, esso &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;si definisce a partire da una stabilità minima. Lo è nella misura in cui coloro che vi vivono possono riconoscervi dei riferimenti che non devono essere oggetti di conoscenza&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;Dopo il terremoto del 1980 sono stati costruiti nei nostri paesi dei centri sociali o di comunità. L'idea era quella di creare dei luoghi dove la gente del paese quotidianamente &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;potesse incontrasi. Oggi possiamo dire,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;dopo più di trent'anni da quella calamità, che l'utilizzo di questi centri, se si escludono i meeting organizzati,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;è a dir poco sporadico. I luoghi nei nostri paesi continuano ad essere quelli &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;della tradizione. E i bar rimangono i punti di riferimento per la vita sociale come nel passato i caffè o le cantine.&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Ogni bar del paese ha il suo territorio di competenza. Anche se non hanno legami di amicizia, i clienti si riconoscono,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;sanno di far parte di &quot;un luogo&quot;. E quando uno di questi esercizi pubblici dovesse chiudere, &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;essi trovano difficoltà a frequentarne un altro.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Sembra quasi uno sconfinare in altro territorio, il che vuol dire sempre attirarsi addosso qualche diffidenza; soprattutto se la linea di demarcazione ha un significato politico amministrativo, come accade nei piccoli centri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;I nomi di alcuni proprietari&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di bar dei nostri paesi sono diventati &quot;storici&quot;. La tradizione orale ne ha conservato il ricordo, perché hanno legato il loro nome a dei &quot;luoghi&quot;. Si è tramandato nel mio paese anche il nome di una donna, Serafina, che gestiva insieme col marito il bar un tempo esistente nella parte alta dell'abitato.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Le donne bariste ci sono state e ci sono nei nostri paesi, ma i bar in genere&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;sono luoghi &quot;maschilisti&quot;. Altro che pari opportunità!&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Un gelato, una pasta... e poi subito via. Nessun pregiudizio, ma ci si sente (le donne)&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;come spaesate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Finalmente dopo alcuni mesi il bar ha riaperto i battenti. La piazza ha ripreso a vivere la sua vita di paese; gli amici si incontrano di nuovo. Quel luogo che aveva per qualche tempo perduto la sua identità, ora l'ha ritrovata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Virgilio Iandiorio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Poesia e passione</title>
<link>http://europa-mente.myblog.it/archive/2011/11/02/poesia-e-passione.html</link>
<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>mitografia</category>
<category>Personaggi</category>
<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:17:51 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;In questi ultimi tempi accade sempre più spesso che l'amico Fausto Baldassarre, instancabile lettore di libri e giornali, mi porti da leggere articoli, che lui sa mi possono interessare. Soprattutto se hanno come argomento personaggi ed eventi dei nostri paesi. E così poco più di un mese fa,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;mi consegnò, per&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;una attenta lettura, la pagina de L'Osservatore Romano in cui Enrico Reggiani commentava&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il libro &quot;&lt;em&gt;Eminenti Vittoriani&lt;/em&gt;&quot; scritto nel 1918 da &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Lytton Strachey&lt;/strong&gt; (1880-1932) e&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;riproposto recentemente a cura di Beppe Benvenuto dalla casa editrice Mursia. Il libro, con le biografie di quattro famose personalità inglesi dell'età appunto Vittoriana,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;fu antesignano di &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;un genere letterario tra sociologia, storia e narrativa, che ebbe fortuna tantissima in Inghilterra e fuori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;Nella sua recensione &lt;strong&gt;Enrico Reggiani&lt;/strong&gt; fa riferimento al poeta italo americano &lt;strong&gt;John Ciardi&lt;/strong&gt;, che ha origini nella&amp;nbsp; provincia di Avellino; la madre, infatti, era nativa di Manocalzati, paese dell'Irpinia. E indicando i grandi autori che hanno scritto di Litton Strachey,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;annota: &quot;Di lui, raffinato saggista e critico letterario con giovanile propensione&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;per la poesia &lt;strong&gt;T. S. Eliot&lt;/strong&gt; (1888-1965) scrisse nel 1921...Dopo Eliot, più di recente, il poeta americano &lt;strong&gt;John Ciardi&lt;/strong&gt; (1916-1986), instancabile promotore di una poesia accessibile a tutti, lo ha invece rappresentato in un suo testo poetico come&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;''un anziano signore con la voce intatta / di un fanciullo soprano che risponde trillando con l'unica parola Passion! alla domanda di un giornalista che gli chiede quale sia la cosa più importante nell'arte&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;La poesia di Ciardi, a cui fa riferimento nel suo articolo Enrico Reggiani, è tratta dal libro &lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;em&gt;THE COLLECTED POEMS&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;nell'edizione a cura di&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Edward M. Cifelli&lt;/strong&gt;, NJ 1997. La poesia, intitolata &lt;em&gt;On passion As a Literary Tradition&lt;/em&gt;, inizia proprio con questi versi, che il giornalista traduce dall'inglese: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;Asked by a reporter out of questions&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;to name the one thing most important to art,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;Lytton Strachey, an old man with the voice&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;of an uncracked boy soprano, trebled, &quot;Passion!&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;In questa poesia dedicata proprio alla passione dell'arte, Ciardi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;fa riferimento alle esperienze poetiche di &lt;strong&gt;Alfred Edward Housman&lt;/strong&gt; (1859-1936), poeta inglese autore di saggi su autori della letteratura latina e greca; &lt;strong&gt;Nikos Kazantzakis&lt;/strong&gt; (1883-1957) autore greco&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di opere narrative che sono state portate anche sullo schermo, come &lt;em&gt;Zorba il Greco&lt;/em&gt; nel 1964 e&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;em&gt;L'ultima tentazione di Cristo&lt;/em&gt; nel 1988, ma l'opera sua più importante rimane il poema &lt;em&gt;Odissea&lt;/em&gt; in 24 canti per un totale di 33.333 versi, pubblicata nel 1938. Un altro riferimento significativo in questa poesia di Ciardi è&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;ad Odisseo con il suo &lt;em&gt;foghorn&lt;/em&gt; (vocione). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;La tradizione letteraria dell'occidente ha riferimenti sicuri negli autori classici latini e greci; i due poeti citati&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;in questa poesia hanno rivissuto l'antico con la sensibilità dell'uomo del nostro tempo, come fece Ciardi quando pose mano alla traduzione della &lt;em&gt;Divina Commedia&lt;/em&gt; in lingua inglese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Per quanto riguarda l'annotazione di Enrico Reggiani a proposito di Ciardi come promotore di una poesia accessibile a tutti, si può rileggere quello che più di un secolo fa scrisse &lt;strong&gt;Benedetto Croce&lt;/strong&gt; riferendosi alla fortuna &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;di &lt;strong&gt;Giusué Carducci&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;nella rivista &quot;&lt;em&gt;La&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Critica&lt;/em&gt;&quot; (1,1903): &quot;E c'è poi la poesia accessibile a tutti?&quot;. Presupporre&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;un &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;lettore che non abbia &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;una cultura storica e letteraria, non credo &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;sia un modo per rendere accessibile la poesia. Se accessibile vuol dire &quot;chiaro&quot;, allora è tutta un'altra cosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-ansi-language: EN-GB;&quot; lang=&quot;EN-GB&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Virgilio Iandiorio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Quale futuro per i dialetti?</title>
<link>http://europa-mente.myblog.it/archive/2011/10/05/quale-futuro-per-i-dialetti.html</link>
<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>storia locale</category>
<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 18:39:36 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'TimesNewRoman','serif'; font-size: 11.5pt; mso-bidi-font-family: TimesNewRoman;&quot;&gt;Agli inizi del secolo scorso, correva l'anno 1908,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il prof. Felice De Maria pubblicò un &quot;Dizionarietto dialettale- italiano della Provincia di Avellino e paesi limitrofi&quot;, che l'editori Forni di Bologna ha ristampato nel 1980. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'TimesNewRoman','serif'; font-size: 11.5pt; mso-bidi-font-family: TimesNewRoman;&quot;&gt;L'Italia era stata unificata da un mezzo secolo, ma non si voleva abbandonare il dialetto, anzi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;esso poteva diventare funzionale alla diffusione della lingua nazionale. Come sostengono anche oggi gli autori delle grammatiche per le scuole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'TimesNewRoman','serif'; font-size: 11.5pt; mso-bidi-font-family: TimesNewRoman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Il prof. De Maria&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;con il suo dizionarietto, indirizzato agli studenti, perseguiva una finalità squisitamente didattica. &quot;Questo lavoro -scrive l'autore nell'introduzione- non è fatto soltanto perché consigliato dal Ministero della Pubblica Istruzione a tutti gl'insegnanti d'Italia (in molte scuole Italiane e straniere questo metodo è già adottato da parecchio, e sempre con ottimi risultati): ma perché è stato ed è mio fermo convincimento, che non sarà possibile conoscere la virtù de la lingua italiana, se non cercando l'idioma del popolo, che, tradotto nelle corrispondenti forme della Lingua viva, ne faciliterà di molto l'apprendimento&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il rapporto tra lingua italiana e dialetti è un problema che si è posto sin dalle origini della nostra letteratura nazionale. &quot;Dal punto di vista linguistico -sostiene Gian Luigi Beccaria- i dialetti italiani e la lingua nazionale sono sullo stesso piano: entrambi hanno avuto la stessa ’nobile’ origine, cioè il latino. Non è vero che i dialetti sono una corruzione dell’italiano&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il prof. De Maria aveva raccolto &quot;per famiglia i dialettali rispondenti allo stesso vocabolo italiano&quot;, ma per non creare difficoltà all'alunno che avrebbe consultato il vocabolario aveva optato per &quot;l'ordine alfabetico delle voci dialettali&quot;. Quello che l'autore percepiva come un difetto, raggruppamento dei lemmi per famiglie di vocaboli, sarebbe stato, a mio modesto parere, un pregio del libro. &quot;L' alunno - sottolinea l'autore per giustifica la sua scelta - sfogliando il dizionarietto sarebbe incorso nei dialettali del verbo &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;cullare&lt;/strong&gt;, che messi per ordine di parentela, come esprimenti lo stesso vocabolo della lingua viva, sarebbero stati: &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;connolià-re, cutulià-re, cutelià-re, nazzecà-re, ninnolià-re, nzecolià-re, zeculià-re&lt;/em&gt; e di &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;pioviginare&lt;/strong&gt;, i dialettali: &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;sceddicà-re, schizzecchià-re, chiovizzecà-re, chiullechià-re, chiuvilicà-re, chioveddecà-re, stizzià-re&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Bellezza del dialetto! L' azione espressa con l'italiano &quot;cullare&quot; nel nostro dialetto ha una quantità di sfumature che è difficile tradurre nella lingua nazionale: &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;ninnoliare&lt;/em&gt; è cosa diversa dallo &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;zeculiare&lt;/em&gt;, nel primo verbo si avverte una partecipazione quasi affettiva, mentre il secondo esprime un'azione più di ruotine, quando si vuole far addormentare il bambino. Ed altre sfumature semantiche si potrebbero indicare per i sinonimi di piovigginare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dove il dialetto manifesta la sua creatività è nei soprannomi, perché la cultura popolare si riassume in molti di essi. Ogni paese ha i suoi soprannomi caratteristici; a raccoglierli insieme si potrebbe scrivere una storia non solo linguistica, ma sociale e culturale delle nostre comunità. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Per&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la formazione dei soprannomi in genere si preferisce il nome nella forma dell'accrescitivo, per la sua carica espressiva efficacissima a definire le persone . Qualche esempio: &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;pertecone&lt;/strong&gt;, si dice di un uomo alto ma poco perspicace; la derivazione dal sostantivo &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;pertica&lt;/em&gt;, lungo bastone che serviva in genere per bacchiare noci castagni ulivi, spiega la sua funzione di strumento nelle mani del contadino, ma ad esso bisogna aggiungere il significato traslato di persona utilizzata da altri. E ancora &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;lappazzone&lt;/strong&gt;: nel dialetto irpino il &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;lappazzo&lt;/em&gt; (da lapazio) è un' erba con foglie molto larghe e spesse, di sapore amaro che cresce lungo i torrenti o intorno a piccoli stagni, non porta frutto e non è commestibile, non serve praticamente a nulla; affibbiato ad una persone, ne qualifica la scarsa consistenza culturale, malgrado l'aspetto imponente. Che dire di &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;sguarrone&lt;/strong&gt;, che unisce in sé l'irruenza verbale (&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;sguarrare&lt;/em&gt; è l'azione di rompere con forza e provocando &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;lacerazioni) di chi vuole apparire, come dice&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Alessandro Tassoni, un &quot;Sacripante&quot;, ma di fatto è&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&quot; nei pergli un pezzo di polmone&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'TimesNewRoman','serif'; font-size: 11.5pt; mso-bidi-font-family: TimesNewRoman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-layout-grid-align: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'TimesNewRoman','serif'; font-size: 11.5pt; mso-bidi-font-family: TimesNewRoman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Virgilio Iandiorio&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Aforismi elettorali</title>
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<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>storia locale</category>
<pubDate>Wed, 11 May 2011 19:32:29 +0200</pubDate>
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<title>La Pasqua</title>
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<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>lessico</category>
<pubDate>Wed, 11 May 2011 19:21:13 +0200</pubDate>
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<title>Scipione De Augustinis</title>
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<author>noreply@myblog.it (manphry)</author>
<category>storia locale</category>
<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 19:35:00 +0200</pubDate>
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Si deve alle ricerche e agli studi di Gianfranco Stanco, professore aggregato degli insegnamenti di Storia del diritto medievale e moderno, Storia del diritto europeo, Storia della Pubblica Amministrazione, presso la Facoltà di Giurisprudenza, Università LUM “Jean Monnet” di Casamassima (Ba), se possiamo leggere oggi uno scrittore poco conosciuto di storia locale del secolo XVI. Scipione De Augustinis, notaio della città del tricolle, è l' autore della&quot; Descrittione d'Ariano città della provintia di principato ulteriore&quot;, rimasta manoscritta fino ai nostri giorni; vale a dire fino a tre anni fa , quando Gianfranco Stanco ha pubblicato per Elio Sellino editore, l'edizione critica del manoscritto del notaio arianese. Scipione de Augustinis esercitò la professione di notaio in Ariano dagli anni cinquanta ai novanta del XVI secolo. La &quot;Descrittione&quot;, manoscritto cartaceo risalente al XVII secolo conservato presso la Biblioteca della Società napoletana di Storia Patria, è per Gianfranco Stanco non solo un' importante &quot;opera storico-geografica per la ricostruzione dell'ambiente arianese, pur con tutti i limiti propri delle storie municipali meridionali tra XVI e XVII secolo, ma anche e soprattutto come prima organica narrazione di storia moderna nel Principato Ultra&quot; anticipando di qualche decennio le opere storiografiche di Eliseo Danza, Scipione Bella Bona e Fabio Barberio, tutti della Provincia di Principato Ultra. Proprio su questa rivalutazione della storia municipale si sofferma il prof. Giuseppe Galasso nella prefazione al volume, evidenziando come &quot;Il merito di Gianfranco Stanco nel pubblicare il testo della Descrittione e nel corredarlo di un commento ampio e soddisfacente per la sua accuratezza è, perciò, indubbio. Ancora maggiore è poi il pregio della diffusa introduzione che egli ha premesso alla sua edizione: una introduzione che non esiterei a qualificare come la migliore trattazione della storia municipale di Ariano nei primi secoli dell'età moderna di cui finora si disponga&quot;. Nel capitolo introduttivo, che Gianfranco Stanco intitola &quot;De Augustinis e la città&quot;, l'autore della &quot;Descrittione&quot; è calato nella realtà arianese di fine secolo XVI, in un clima di scontro tra i sostenitori dell'infeudazione di Ariano e quelli favorevoli alla sua demanialità. &quot;Gli sforzi per il mantenimento di Ariano nel regime demaniale e il successo definitivo dei suoi sostenitori...legittimarono la chiusura del regolamento di conti all'interno dell' élite cittadina, producendo il riassetto dell'aristocrazia su nuovi e delicati equilibri, tra vecchi lignaggi, famiglie d'origine ebraica ed esponenti della nuova borghesia regnicola&quot;. A conclusione della sua efficacissima analisi della realtà politica, giuridica e sociale della città, Gianfranco Stanco ribadisce come &quot;la raffinata cultura giuridica cinquecentesca formalizzava la chiusura del sistema oligarchico, fondando il primato della dirigenza locale su una gerarchia tripartita, con assetto corporativo e professionale, dominata da un ceto togato che promuoveva il proprio specifico officium nella collettività ed imponeva culturalmente l'autorappresentazione di ideale custode della salus rei publicae, ovvero dell'identità e della virtus cittadina&quot;. L'opera del De Augustinis si fa leggere con interesse perché, oltre a quelle riguardanti la città di Ariano, contiene notizie poco note o non conosciute dalla storiografia municipale della nostra provincia. Il notaio arianese, per esempio, si sofferma sull'incontro avuto in Ariano con Cristoforo Scanello, detto &quot;il cieco da Forlì&quot;, storico e poeta romagnolo, che pubblicò cronache di diverse regioni italiane e si esibiva come cantambanco nelle città della penisola. Nel mese di aprile del 1587, Cristoforo Scanello in viaggio verso la Puglia, fece sosta in Ariano, dove &quot;montato in banco nella piazza publica con la sua lira cantando maravigliosamente, nella cui fine essendoseli procurata dal Regimento cortesemente per due giorni la habitation da riposarsi per se et suoi compagni senz'altro pagamento, fu l'istesso giorno al tardi da me visto, et domandatoli alcune particularità sopra l'origine della fundation d'Ariano di quale lungamente in verso egli cantato havea con infinite ragioni, replicò arditamente, che 'l primo fundatore di questa città fu Diomede greco&quot;. L'episodio è raccontato con dovizia di particolari perché il De Augustinis non era d'accordo con quanto l'illustre storico e cantore aveva sostenuto, pur riconoscendo che &quot;quest' huomo fu meraviglioso co' l suo canto a dir' in pronto, et in sonetti, et in ottava rima quanto egli disse&quot;. Il notaio arianese riteneva che Scanello &quot; della fundation d'Ariano non havesse tocco al vero segno&quot;, tant'è che &quot; in camera poi abboccatomi con esso lui sopra questo soggetto stupì mirabilmente havendo inteso da me tutto il contrario di quello ch'egli cantò così miracolosamente, sopra che dicendo ch'io l'havevo posto il cervello a partito, più volte mi costrinse a replicargli quanto li fu da me ragionato in contrario della sua opinione...&quot;. E' merito di Gianfranco Stanco l'aver rimesso in circolazione la Descrittione del De Augustinis, che arricchisce la storiografia provinciale e fornisce molti spunti di riflessione e di ricerca sul nostro passato. Virgilio Iandiorio
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