24/09/2010
Congresso "Giuliano d'Eclano"
Una splendida giornata settembrina ha fatto da cornice al Congresso internazionale “L’Hirpinia Christiana e Giuliano d’Eclano” che la città di Mirabella Eclano (Avellino) ospita dal 23 al 25 di questo mese.
Al centro del paese operai al lavoro per smontare il maestoso obelisco, il “carro”, che sabato scorso 18 settembre è stato trainato, come ogni anno, per le strade cittadine in onore della Vergine Addolorata; nel teatro comunale presso l’antico convento di San Francesco i lavori del Congresso sul vescovo della città condannato perché seguace di Pelagio.
In un decennio Giuliano è ritornato due volte (2003 e 2010) nella sua Aeclanum. Al vescovo, che non volle sottoscrivere la Tractoria di papa Zosimo e per questo fu costretto all’esilio morendo lontano dalla sua città, viene restituita una cittadinanza culturale e la possibilità di esprimere, post mortem, ancora una volta il proprio pensiero. Anche questo è un segno dei tempi!
I lavori di questa prima giornata eclanese sono stati aperti dal prof Carlo Greco, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, che ha salutato i presenti indicando i motivi e le finalità del congresso. Il vescovo di Avellino, mons. Francesco Marino, il sindaco, ing. Vincenzo Sirgnano, e il prf. Francescantonio Capone, assessore alla cultura di Mirabella Eclano, hanno salutato i convegnisti e il pubblico presente.
La prolusione è stata tenuta dal prof. Antonio Nazzaro dell’ Università Federico II di Napoli, che ha delineato l’ambiente culturale in cui Giuliano visse e l’importanza dei centri irpino-sanniti nei primi secoli dell’era cristiana.
Angelo Di Berardino dell’Augustinianum di Roma si è soffermato sulla condanna comminata al vescovo Giuliano, sulla sua natura “giuridica” e i suoi effetti, perché in quel tempo l’osservanza di una condanna era condizionata dalla sua ricezione. Non sempre una condanna ad un ecclesiastico emessa in una regione occidentale dell’ Impero Romano veniva accettata in quelle orientali, e viceversa. Per questo motivo la condanna di Giuliano rimase sostanzialmente un fatto della Chiesa occidentale.
Il prof. Saverio Festa dell’Università di Salerno ha trattato di “Agostino e la theologia civilis”. Argomento quanto mai attuale e che papa Benedetto XVI ha ben delineato: la Chiesa offre la teologia e i suoi valori come tessuto connettivo alle società occidentali. Il prof. Festa richiama Marco Terenzio Varrone che nel suo libro Antiquitates rerum humanarum et divinarum distinse tre specie di teologia: civile (o politica) (theologia civilis), mitica (theologia mythica) e naturale (fisica) (theologia naturalis). Mentre le prime due hanno per contenuto, rispettivamente, i miti ed il culto dello Stato, la teologia naturale risponde alla domanda su chi o che cosa siano gli dei. L’ antica filosofia ha distrutto il mito, ma nello stesso tempo ha cercato di legittimarlo nuovamente nella sfera religiosa. Questo paradosso è messo in luce da Sant’ Agostino nella sua critica all’interpretazione della teologia di Varrone, per il quale c’è separazione tra culto, inteso come religione autentica, e dottrina filosofica della verità. Il santo d’Ippona sottolinea, invece, l’unità di theologia naturalis e di theologia civilis, che si realizza con il Cristianesimo.
La sessione antimeridiana del Congresso si è conclusa con gli interventi di Gennaro Passaro dell’ Istituto Superiore di Scienze Religiose di Avellino, che ha illustrato le testimonianze cristiane nell’Irpinia mettendo in risalto l’importanza delle epigrafi per la ricostruzione della storia della diffusione del cristianesimo nella nostra provincia. Il prof. Gennaro Luogo dell’Università di Napoli Federico II si è soffermato sulla figura di San Marciano tracciandone un documentato profilo. Il prof. Valentino D’Ambrosio direttore del Museo Arte Sacra di Mirabella Eclano, ha illustrato le tracce storiche e monumentali della Chiesa di S. Maria di Aquaputida.
Nel pomeriggio le relazioni del dr. Mauro Giancaspro direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, del prof. Rocco Ronzani dell’Augustinianum di Roma e della dr.ssa Eva Ponzi dell’Università della Tuscia, sono dedicate a uno dei cimeli della Chiesa eclanese, l’Exultet, o Rotolo di Quintodecimo, composto da sette pergamene, quattro delle quali databili al sec. XI, contenenti l’inno cantato in chiesa dal diacono durante la veglia del Sabato.
14:32 Scritto da: manphry in storia della chiesa locale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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16/09/2010
Giuliano d'Eclano
Dal 23 al 25 settembre 2010 si svolgerà a Mirabella Eclano il congresso internazionale su “L’Hirpinia Christiana e Giuliano d’Eclano dopo la condanna del 419 – Il suo influsso nella prima metà del secolo V”. L’incontro promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Giuseppe Moscati di Avellino (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale) e dall’Istituto Patristico Augustinianum di Roma in collaborazione con il Comune di Mirabella Eclano, la Diocesi di Avellino e la Parrocchia eclanese di Santa Maria Maggiore.
Tre giorni di intensa attività e di confronto di testimonianze di studiosi italiani e stranieri. Perché tanto interesse su Giuliano D’Eclano? La sua fama è legata soltanto alla controversia con Sant’Agostino su problemi di capitale importanza per il Cristianesimo?
Giovanni Mongelli nel suo libro Profilo storico delle diocesi irpine edito nel 1994, scrive di Giuliano: “Il padre di Giuliano, Memorio, vescovo, era legato da buona amicizia con S. Agostino e S. Paolino da Nola. E’ appena il caso di ribadire che Memorio molto probabilmente era vescovo anche lui di Eclano, ma non possiamo affermare ciò con assoluta certezza, come invece lo fu Giuliano. Però la specificazione data a Giuliano con termine “di Eclano”, indica, non già il luogo di nascita, che ci è sconosciuto, ma solo la diocesi che egli resse”.
Nella seconda edizione delle Ricerche sull’antica città di Eclano, pubblicata a Napoli nel 1814, Raimondo Guarini rivendicava invece la nascita nella città irpina di Giuliano, così descrivendone la vita: “Tirando una parentesi sul carattere di Giuliano per ciò che riguarda l’articolo Dogma, tutti gli Storici lo riconoscono per un uomo eloquente non meno, che valentissimo nella sagra e profana letteratura. Veggansi fra gli altri Natale di Alessandro e ‘l Cabasuzzio. Egli fu figlio di Memore, che poi passò vescovo di Capua, e successore del proprio Padre. Ma Mario Mercatore sincrono di Giuliano, e tutti gli altri Autori il riconoscono Vescovo e naturale insieme di Eclano.
Sua Madre fu una Dama distinta per santità ugualmente, che nobiltà, chiamata Giuliana anch’essa. Giuliano sposò da prima la figliuola di Emilio, vescovo di Benevento, e queste nozze furono onorate di un poema Epitalamio del celebre S. Paolino, vescovo di Nola. Disciolto poi non si sa come dagl’impegni di questo matrimonio fu assai giovane creato da Papa Innocenzo vescovo di Eclano nel 416. Imbevuto delle massime di Pelagio dalle conversazioni avute con questo Eresiarca in Roma, ne prese a petto gl’interessi per modo, che si lusingò, di poter solo sostenere un partito vacillante e screditato abbastanza. Per questa cagione la ruppe senza riguardo con S. Agostino, di cui fino a quel punto aveva goduto la più tenera amicizia. Ne attaccò ferocemente con quattro libri l’opera de Nuptiis, et Concupiscentia, e lo sfidò ad una disputa personale. Papa Zosimo lo privò della sua Sede, e ‘l Pontefice Celestino lo bandì dall’Italia, come apparisce del Capo XVI del Concilio di Efeso. Si ricoverò presso Teodoro da Mopsuestia nella Cilicia: ma fu obbligato a sloggiare da questo asilo. Gli toccò la stessa sorte in Costantinopoli sotto l’Imperador Teodosio: ed infine si morì infelicemente verso l’anno 445”.
15:56 Scritto da: manphry in storia della chiesa locale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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